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La bottega del possibile: training di gestione dell’ansia

venerdì, gennaio 30th, 2015

L’ansia non è solo un limite o un disturbo, ma riconosciuta ed analizzata può diventare uno strumento di analisi di se stessi ed essere utilizzata come una risorsa.

Questo perché l’ansia è una condizione fisiologica, utile in molti momenti della vita.

E’ utile, perché ci protegge dai rischi, ci consente di mantenere lo stato di allerta e aiuta a migliorare le prestazioni.

L’ansia buona, fisiologica e funzionale rappresenta una sollecitazione che ci muove e ci fa selezionare gli stimoli con maggiore attenzione.

In realtà non potremmo vivere senza ansia e senza di essa molte emozioni sarebbero più sbiadite, meno intense e suggestive.

L’ansia può essere quindi uno strumento, o un limite a seconda dell’uso che ne facciamo, o del modo in cui la viviamo.

Il Training propone è un viaggio all’interno del mondo dell’ansia, dei metodi per conoscerla, sfruttarla, sedarla.

 

A CHI È RIVOLTO

  • A chi fa i conti costantemente con l’ansia
  • A  chi desidera stare meglio, migliorare le proprie prestazioni e le proprie potenzialità
  • A chi vive nello stress e vorrebbe ritrovare la calma interiore
  • A chi desidera migliorare la qualità della propria vita

 

Obiettivi

  • Imparare a conoscere e gestire l’ansia;
  • Aumentare la consapevolezza delle proprie emozioni e renderle “alleate”.
  • Regolare le emozioni attraverso la comunicazione con l’altro;
  • Individuare il proprio critico interno ed imparare a contrastarne gli effetti negativi;
  • Apprendere tecniche di rilassamento corporeo
  • Potenziare lo sviluppo dell’auto stima e di autonomia personale;

 

Programma

  • Che cos è l’ansia: storia e definizioni e comprensione  di una parola sulla bocca di tutti
  • Cogito ergo vado in ansia : imparare a gestire ed eliminare i pensieri autosabotatori legati all’ansia
  • Affrontare l’ansia nella vita quotidiana e nelle relazioni significative: tecniche di gestione dell’ansia
  • Da ansia ad energia, i passi verso un nuovo ben –essere: tecniche di rilassamento e gestione dell’ansia
  • Ansia no grazie: sono resiliente

 

Superare l’insonnia

domenica, gennaio 4th, 2015

 

Cos’è l’insonnia


 

E’ una difficoltà di addormentamento e/o di mantenere il sonno, una sensazione di sonno scarsamente riposante che si verifica nel 10% della popolazione adulta

Si verifica con una frequenza di tre o più volte a settimana

Comporta un tempo di addormentamento  e un tempo di veglia infrasonno di cira 30 minuti

La sua durata è di almeno 6 mesi

Determina una marcata alterazione del funzionamento emotivo, cognitivo, socio- lavorativo durante il giorno

 

Tipi di insonnia

L’insonnia può essere di due tipi:

Primaria: è un tipo di insonnia che è indipendente da una causa medica o psichica

Secondaria può essere associata:

  • Patologie di natura medica (stati febbrili, patologie cardiocircolatorie, respiratorie, neurologiche, tumori)
  • Disturbi psicologici (disturbi d’ansia, disturbi depressivi..)
  • Eventi o fasi di vita stressanti

 

Come si verifica l’insonnia: seguiamo il suo percorso

 

DIFFICOLTA’ DI DORMIRE

Si verifica la focalizzazione attentiva

  • Ho difficoltà a dormire
  • Come faccio, se non riposo no lavorerò bene
  • Devo dormire a tutti i costi, ho delle giornate impegnative

Il sonno da comportamento automatico diventa pianificazione deliberata

  • Si investono molte energie
  • Si mettono in atto molte strategie volte al miglioramento del sonno

 

 

 

Le strategie messe in atto risultano poco efficaci

 

 

Si  verifica la autovalutazione continua del sonno e registrazione degli insuccessi

 

 

Sviluppo di componenti emozionali disfunzionali

Rabbia, ansia, paura

 

 

Sforzo

  •  Devo dormire per forza, mi devo impegnare

Consolidamento dell’insonnia

 

 

 

 

 

 

Le conseguenze dell’insonnia

  • Stanchezza sonnolenza e affaticabilità durante il giorno
  •  Problemi di concentrazione (sensazione che il cervello sia spento)
  •  Irritabilità e instabilità dell’umore, sensazione di maggiore vulnerabilità
  • Difficoltà nella vita quotidiana, familiare e lavorativa

 

Curare l’insonnia in 8 settimane

  1. Ricostruzione della propria storia personale inerente all’insonnia
  2. Ricostruzione della propria insonnia
  3. Comprensione del sonno e dell’insonnia
  4. Igiene del sonno: come fare per dormire meglio
  5. Tecniche di rilassamento
  6. Combattere la mente che pensa troppo (2 incontri)
  7. Valutazione degli obiettivi raggiunti o in via di completamento

 

 

 

 

assertività: un passepartout per ben- essere

venerdì, novembre 28th, 2014

Durata: 5 incontri di 2 ore giovedì 17-19

Destinatari

Il Corso è rivolto a chiunque desideri imparare a stare bene con se stesso e con gli altri. E’ particolarmente indicato a chi ha come obiettivo quello di migliorarsi e di trovare  nuove  strategie  e strumenti efficaci  per favorire il benessere psicologico e relazionale della persona.

Il Corso è a numero chiuso (massimo 15 partecipanti) con prenotazione obbligatoria

 

Programma incontri

  • Capacità di prendere decisioni (decision making): un tiro alla fune tra paura di sbagliare e voglia di cambiamento
  •  Spegniamo l’incendio: capacita di gestione del conflitto e risoluzione dei problemi (problem solving)
  •  La comunicazione ecologica: capacità di esprimere in modo adeguato e libero le proprie opinioni, stati d’animo, bisogni e  no, senza sentirsi in colpa
  • Sviluppare l’ottimismo: quando un sassolino diventa una montagna
  • Il tagliando assertivo: mettiamo alla prova la nostra assertività (uscita in gruppo per sperimentare ciò che abbiamo imparato)

Calendario date incontri

15 gennaio 2015

22 gennaio 2015

29 gennaio 2015

5 febbraio 2015

12 febbraio 2015

Il corso si terrà presso la Misericordia di Sesto Fiorentino Piazza San Francesco 37-39.

Costo del corso 80 euro

Il corso sarà tenuto dalla Dott.ssa Sara Alberti psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale

Qualora siate interessati, confermate direttamente alla Dott.ssa Sara Alberti la vostra adesione tramite mail (alberti.sara@email.it)

l’EMDR

giovedì, agosto 21st, 2014

–       Emdr è la sigla per Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, traducibile con “desensibilizzazione e ristrutturazione attraverso il movimento degli occhi” La tecnica dell’Emdr è stata inventata e messa a punto dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1989 e  da allora è stata applicata ad un numero sempre crescente di disturbi dimostrando la sua validità anche in studi clinici. E’ una tecnica psicoterapeutica che serve a far rielaborare eventi  traumatici (è stato usato in primo luogo per il Disturbo da stress post-traumatico), ma anche altri eventi negativi.

 

–       La seduta avviene così: la persona è invitata a ripensare l’evento traumatico e intanto a focalizzare l’attenzione sui sintomi percettivi, concentrandosi sulle sensazioni fisiche che può provare in relazione a tale evento  (ad esempio essere tachicardia, un groppo allo stomaco, un formicolio delle gambe o delle braccia). Nello stesso tempo, ai fini di quella che è chiamata “stimolazione bi-emisferica”, lo psicoterapeuta farà oscillare a destra e a sinistra due dita di una mano all’altezza degli occhi del paziente chiedendogli  di seguirle con lo sguardo. Oppure tamburellerà sulle mani del paziente in modo alternato sull’una e sull’altra.

–       Lo stimolo dunque può essere oculare o tattile: quel che conta è che sia duplice, che unisca  destra e  sinistra.  In questo modo verrebbero stimolati in contemporanea i nostri due emisferi cerebrali, di cui quello destro è più emotivo, quello sinistro più cognitivo.

–       L’idea guida dell’Emdr è che gli eventi siano ancora così “traumatici” nel vissuto del paziente perché sono rimasti “intrappolati” nell’emisfero destro, senza che il sinistro arrivi a elaborarlo e dargli senso. Con la stimolazione bi-emisferica verrebbe favorita l’integrazione tra i due emisferi e sbloccato il passaggio del trauma alla fase cognitiva. Quel trauma che “non passa mai”, finalmente passerebbe nella dimensione ricordo. Uscendo dal presente per situarsi nel passato.

 

–       L’Emdr di solito si fa con una seduta settimanale della durata di un’ora e mezzo per circa tre mesi (ma ogni caso è a sé). Il trattamento può essere associato a un’altra psicoterapia o, meglio, alla terapia farmacologica.

L’EMDR si dimostra efficace nel trattamento dei seguenti disturbi:

–       disturbo post traumatico da stress

–       disturbi d’ansia

–       attacchi di panico

–       eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (malattia, perdite finanziarie, conflitti coniugali, perdite

finanziarie

–       lutto complicato

–       paura legata alla gravidanza

–       aborti

Il lutto

giovedì, agosto 21st, 2014

 

Dal latino lugere (piangere), è il processo di elaborazione del dolore, delle reazioni vissute nel dire addio ad una persona cara. Si riferisce più propriamente al tipo di perdita connesso alla morte e comprende, oltre al cordoglio interiore, un insieme di pratiche e riti esterni, di natura culturale , sociale e religiosa, che l’accompagnano.

 

La reazione al lutto è molto personale ed è influenzata da vari fattori:

–       circostanze che hanno portato il decesso

–       prevedibilità o meno con cui esso è avvenuto

–       caratteristiche personali di chi subisce il lutto (età, grado di parentela, caratteristiche psicologiche)

–       risorse presenti all’interno del contesto in cui si vive e nel momento in cui si verifica il lutto

 

L’elaborazione del lutto richiede:

–       tempi adeguati

–       rituali e manifestazioni esterne

–       processi psicologici

 

La perdita di una persona amata implica un cambiamento  che coinvolge tutta la vita:

–       visione del mondo

–       modalità di pensiero e di comportamento che facevano riferimento alla persona scomparsa

–       identità

–       credenze

 

Il  processo di elaborazione di elaborazione del lutto conduce, gradualmente:

–       ad una progressiva consapevolezza emotiva e cognitiva della perdita subita

–       ad un’accettazione profonda, maturata attraverso l’integrazione di ogni aspetto di sé  implicato nella perdita

–       ad una stabile ristrutturazione emotivo- cognitiva della percezione di sé che tenga pienamente conto della perdita

 

Manifestazioni e comportamenti legati al lutto:

–       nostalgia del defunto e sofferenza nel desiderio insoddisfatto di rivederlo

–       sconcerto turbamento

–       amarezza e rabbia al pensiero della perdita

–       sensazione che la propria vita sia ormai priva di significato

–       incapacità di fidarsi dell’altro

–       difficoltà a riprendere la propria vita

–       incertezza su proprio ruolo nella vita alla luce della perdita subita

 

Le fasi del lutto:

–       Prima fase: fase della tempesta emozionale

E’ la fase in cui si realizza ciò che è accaduto. E’ presente un senso di stordimento e protesta. Vi può essere un immediato rifiuto per l’accaduto e la presenza di crisi di rabbia e di dolore. Questa fase può durare più giorni e può interessare la persona per tutta la durata del periodo di lutto.

–       Seconda fase: fase della ricerca

In questa fase può essere presente un intenso desiderio e ricerca della persona deceduta, in alcuni momenti è come se fosse ancora in vita. A livello psicologico è caratterizzata da  un senso di irrequietezza e da una preoccupazione eccessiva nei confronti del defunto

–       Terza fase: fase della disperazione della disorganizzazione

nella terza fase si presenta un senso di disorganizzazione e di disperazione. La realtà della perdita comincia ad essere accettata. La persona affranta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verifica insonnia, calo di peso e la sensazione che la vita abbia perso di senso.

Il ricordo della persona scomparsa diventa costante così come la delusione quando ci si rende conto che restano solo ricordi e che niente potrà cambiare ciò che è accaduto.

–       Quarta fase: fase della riorganizzazione

Gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla normalità. La persona deceduta viene ora ricordata con nostalgia e la sua immagine viene vissuta internamente

 

Ma a volte nell’elaborazione del lutto subentrano delle difficoltà

 

Ecco alcune tipologie di lutto complicato

–       lutto ritardato: quando la persona si comporta per un tempo più o meno lungo come se nulla fosse accaduto

–       lutto inibito: quando la persona esprime poche manifestazioni di dolore da separazione ma, in compenso, ostilità, ottundimento affettivo autorimproveri, autodistruttività, ritiro sociale..

–       lutto cronico: quando il lutto perdura oltre il consueto lasso cronologico con la stessa intensità dei primi tempi, senza un graduale assestamento della sofferenza

–       lutto maniacale: nel quale si nega che la perdita del congiunto sia significativa e si esprimono esorcizzanti sentimenti di onnipotenza, iperattività afinalistica e agitazione psicomotoria

–       lutto ossessivo: caratterizzato da un aumento delle inibizioni che si manifestano con un restringimento delle attività e delle relazioni

–       lutto delirante: nel quale la morte della persona cara è attribuita a qualcuno oppure è negata tanto che ci si attende il ritorno del defunto e si pensa di poter entrare in contatto con lui.

–       Il lutto ipertrofico: con reazioni intense e insensibili ad ogni azione consolatoria

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giovedì, marzo 20th, 2014

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto a gennaio il 12,9% e la disoccupazione giovanile è arrivata al 42,4%.

Data la situazione le domande che si affollano in ognuno di noi sono: “dopo l’università e tanta fatica sarò assunto?”

“Ho perso il lavoro, riuscirò a trovarne un altro?”

“Sarò in grado di reinventarmi, di trovare un nuovo posto di lavoro e una nuova tranquillità?”

come rispondere a queste domande?