La paternità: “nella pancia di papà”

ottobre 7th, 2011 by admin

 

La paternità è un processo complesso che richiede un apprendistato più esteso rispetto a quello della maternità.

L’attesa di un figlio per un uomo è, fin dall’annuncio del concepimento, un’epoca critica di elaborazione e di trasformazione. Un tempo delicato in cui egli deve fare i conti con le sue aspettative, con le sue certezze ma anche con i suoi dubbi. Deve cominciare a confrontarsi con l’immagine di un bambino non più fantastico che però appartiene ancora alla sua donna.

Durante l’attesa anche i padri sono “gravidi” quanto la loro partner. Ma sicuramente l’esperienza vissuta dai futuri padri è diversa. Non ci sono infatti i segni fisici della gravidanza, ma quelli psicologici, le emozioni i sentimenti legati al nuovo evento soprattutto quando si tratta del primo figlio. E questi sentimenti sono meno visibili ma non meno profondi e importanti.

Una stereotipata scenografia per lungo tempo ci ha fatto vedere i padri camminare avanti e indietro davanti alla sala parto, immersi in una nuvola di fumo. L’attesa era tutta lì. Riguardava quasi esclusivamente il sesso del nascituro. Non c’era un prima perché la gravidanza e il parto erano “cose da donna” che non li riguardavano. Spesso non c’era neanche un dopo perché per un lungo tempo il figlio era della madre.

Adesso tutto è cambiato. Oggi i padri in attesa sono più preparati ad affrontare il loro futuro ruolo di quanto non potevano esserlo un tempo. Ma quei 9 mesi rimangono pur sempre un momento delicato dove si incontrano paure, incertezze, solitudine. Questi nuovi padri frequentano i corsi di preparazione al parto, si informano sulla gravidanza, assistono alla nascita, partecipano al travaglio della compagna. In una parola ci sono, sono protagonisti e non più solo spettatori.

Dal padre ci si aspetta collaborazione, partecipazione, competenza. Sia prima che dopo la nascita. E tutto questo ha grande valore ma ha posto altri problemi.

Il nuovo padre è chiamato subito ad essere protagonista ed entrare nel ruolo, assumendosi le responsabilità che comporta la funzione genitoriale. Il più delle volte però è solo, senza modelli di riferimento, perché a suo tempo suo padre non ha fatto quello che tutti si aspettano da lui.

I consigli, i suggerimenti, le lezioni del corso preparatorio servono, ma a volte non bastano. Anche perché tutto di solito è incentrato sulla gravidanza vista e vissuta dalla donna.

E’  su questo pentagramma di emozioni che un padre “gravido” vive la gioia dell’attesa ma anche il disagio rispetto alle nuove responsabilità che lo attendono. Al pari della sua compagna ha dubbi relativi  all’integrità fisica del bambino, si confronta con l’angoscia della nascita e con l’incertezza del futuro che attende il figlio. In silenzio si interroga sulle sue capacità di diventare genitore e assolvere i suoi compiti. Si imbatte nella rabbia per il cambiamento di vita che lo attende, per il “rivale” ancora sconosciuto che dovrà incontrare. E poi deve confrontarsi con il suo essere stato figlio mentre affiora la relazione con il proprio padre.

Per nascere come padre, dunque, un uomo dovrà prima riconoscere e accettare tutto questo travaglio



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