La timidezza: da nemico a risorsa

settembre 14th, 2012 by admin

La timidezza può essere definita un disagio di fronte ad estranei che si manifesta in un comportamento esitante, ritroso o impacciato in situazioni di natura sociale.

La timidezza può essere occasionale quando fa la sua comparsa in situazioni nuove o comunque insolite per il soggetto, o tipica dovuta a un senso di inferiorità da addebitare ad una scarsa confidenza con se stessi o ad errori educativi in riferimento alla socializzazione.

 

Le manifestazioni della timidezza

Le manifestazioni fisiologiche che caratterizzano il timido sono legate a:

–         disturbi della secrezione: eccessiva sudorazione, mancanza di salivazione, deglutizione anormale;

–         disturbi della parola e della respirazione: contrazioni del torace, corde vocali rigide che implicano parola strozzata, respiro corto, balbuzie, respirazione aritmica, cambiamento di voce che talvolta è molto bassa ed incomprensibile;

–         rigidità muscolare: incapacità di coordinare volontariamente i movimenti, esitazione, facilità di inciampare, di rompere oggetti, mancanza di equilibrio;

–         sensazioni che il cuore stia per cedere, spossamento, rossore, stato di passività una volta terminata la crisi.

 

Alla base di queste manifestazioni fisiologiche, vi sono manifestazioni psicologiche che sono le più numerose e che accomunano tutte le diverse forme di timidezza: innanzitutto si restringe in modo significativo la capacità di osservazione e il campo della coscienza. Una cosa soltanto colpisce il timido: la circostanza che lo intimidisce.

La paura può essere avvertita come un’oppressione interna spaventosa insieme alla sensazione di soffocare e può anche essere seguita da intontimento e da inerzia, si fa forte il desiderio di fuga e il tentativo di respingerlo non fa che aumentare la paura.

Questa sofferenza può essere generata anche alla sola idea di dover affrontare una situazione che si conosce e che si considera pericolosa, come ad esempio il rifiuto di partecipare ad una riunione, ad un pranzo o ad un appuntamento. Il rifiuto anticipato di tali situazioni fa spesso scatenare nei timidi dei malesseri fisici come mal di stomaco, senso di oppressione, aumento della frequenza cardiaca.

 

Le famiglie della timidezza

La timidezza può essere classificata in 6 grandi famiglie:

 

–         Timidezza d’azione: è la paura di disturbare l’altro. I timidi di azione non vorrebbero contraddire gli altri per nessun motivo, non vorrebbero mai trovarsi a dover prendere un’iniziativa che potrebbe metterli a rischio di tradire un disaccordo da parte loro. A proprio agio in pubblico, non si oppongono mai, rifuggono le discussioni, evitano di porre domande precise durante le conversazioni. La loro paura del conflitto riflette il timore di essere poco stimati.

–         Timidezza di prestazione: è l’impressione ossessiva e paralizzante che gli altri siano lì per giudicarci.

–         Timidezza del quotidiano: gli incontri con un vicino, le chiacchiere con i colleghi possono essere un supplizio. I timidi del quotidiano temono sguardi, silenzi, situazioni di stasi. Il massimo del disagio a volte consiste nel percorrere un tragitto in automobile con una persona che non si conosce. Senso di paralisi, sudorazione e tensione interna riflettono questa paura di non saper funzionare la conversazione.

–         Timidezza della rivelazione di sé: in questo caso la paura riguarda la rivelazione di sé. Questa famiglia di timidi in genere sono a proprio agio nelle conversazioni quotidiane ma si bloccano quando si sfiora la loro vita personale. Li si conosce da anni e ci rende conto di non saper niente di loro.

–         Timidezza di visibilità: questa timidezza corrisponde all’angoscia di trovarsi a incrociare sguardi. Il timido di visibilità detesta,  per esempio, passare davanti ad un caffè all’aperto con le persone sedute ai tavoli.

 

 

I timori della persona timida

I rischi ed i timori percepiti dalla persona timida sono fondamentalmente 3:

  • Timore di non riuscire a controllare l’intensità del proprio disagio nei diversi contesti sociali
  • Timore di non controllare i segni visibili e fisiologici del suo disagio
  • Timore di essere respinto come naturale conseguenza del sentirsi a disagio

 

Ma da che cosa può dipendere l’eccessiva timidezza?

La timidezza può dipendere da una gestione inadeguata della propria emotività. La persona non riesce a temperare e a regolare le emozioni, queste possono emergere rapidamente e in maniera impetuosa, incontrollata, generare turbamento e inibire l’azione, il progetto o il desiderio della persona. In seguito a questo turbinio di emozioni la persona sperimenta un sentimento di frustrazione e di inferiorità nel relazionarsi con gli altri e nello stare positivamente a contatto con il mondo.

 

 

Gestire la propria emotività e trasformare la timidezza da nemica a compagna di viaggio si può.

Lo studio Approdo offre questa possibilità attraverso training individuali o training misti costituiti da incontri individuali e di gruppo volti alla focalizzazione del problema, al potenziamento della propria consapevolezza e conoscenza di sé e alla condivisione e universalizzazione delle difficoltà, acquisendo nuove pratiche relazionali più funzionali.



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