Ipocondria: cos’è

febbraio 11th, 2013 by admin

 

 

L’ipocondria viene definita la preoccupazione  dovuta alla convinzione di avere una malattia grave. Tale convinzione erronea è causata dall’ interpretazione scorretta di alcune sensazioni corporee e persiste nonostante un’accurata valutazione medica escluda la presenza di una condizione di patologia tale da giustificare la preoccupazione ipocondriaca.

L’Ipocondria può insorgere a qualsiasi età  anche se si sviluppa più spesso nella prima età adulta . E’ ugualmente comune in uomini e donne  e tipicamente insorge durante periodi di intenso stress, durante o dopo una grave malattia oppure dopo la perdita di un famigliare. L’ipocondria ha una durata superiore ai 6 mesi, ha spesso un decorso cronico, persiste per anni nel 50% dei casi.

Le origini

Il soggetto ipocondriaco ha un’immagine di sé caratterizzata dalla convinzione di essere una  persona fragile, vulnerabile  debole. Tale credenza è piuttosto generale e globale, ma costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità.
Essa si forma nella prima infanzia nell’ambito delle relazioni con le figure significative di riferimento: spesso la figura d’attaccamento rispecchia tale immagine di debolezza in modo sistematico, ripetitivo, sia con messaggi espliciti che con atteggiamentiiperprotettivi.
Va anche considerato che di solito le figure affettivamente significative nella vita adulta del paziente ipocondriaco confermano questa immagine.

L’immagine di debolezza che il soggetto ipocondriaco tende ad avere di se stesso ha diverse sfumature. E’ non solo debolezza sul piano fisico, intesa come vulnerabilità alle malattie e come facile stancabilità, ma è anche debolezza sul piano psicologico intesa come tendenza a provare emozioni esagerate, ad avere difficoltà nel controllarle e dunque a poterne essere sopraffatti e impazzire.

Tre scopi sono abitualmente coinvolti nei problemi ipocondriaci:

  • lo scopo di non essere malati;
  • lo scopo di non essere persone deboli e, connesso a questo, anche di non essere esageratamente ansiosi;
  • lo scopo di rispettare una regola di prudenza e perciò di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

Molto spesso, almeno in tutti i soggetti ipocondriaci con capacità critica, la preoccupazione ipocondriaca è considerata dai soggetti stessi una reazione esagerata che proprio perché tale, compromette lo scopo di ‘non essere deboli’ poiché facilmente suggestionabili, troppo emotivi, non pacati

 

Come si manifesta

Tipicamente, il soggetto ipocondriaco tende a sovrastimare  sensazioni corporee guidato dalla paura o dalla possibilità di poter contrarre una malattia grave e, nel tentativo di scongiurare questa possibilità, cerca costantemente rassicurazioni sia da parte dei medici che lo hanno in carico che attraverso la ricerca frequente di  informazioni sulla malattia da fonti diverse.

Spesso, adotta  uno stile di vita simile a quello di un malato cronico o di un invalido ed evita attività che richiedono degli sforzi nel timore che questo possa nuocere alla  sua integrità fisica. Soffre molto e si lamenta della  salute parlandone lungamente con chiunque si renda disponibile ad  ascoltarlo. Questa modalità d’interazione con gli altri conduce spesso il soggetto ipocondriaco ad un progressivo logorio delle relazioni interpersonali, sia al di fuori che all’interno del nucleo familiare. .

Anche le relazioni sociali e lavorative, infatti, vengono significativamente compromesse poiché l’ipocondriaco richiede continuamente rassicurazioni, non si sente compreso, pretende un trattamento privilegiato, monopolizza le discussioni su tematiche inerenti la propria malattia,  effettua eccessive  assenze dal lavoro.

Il soggetto ipocondriaco, infine,  tende a mettere in atto comportamenti disadattivi con l’obiettivo di alleviare sofferenze e paure.  Questi comportamenti tendono a ripetersi e perpetuarsi nel tempo perché, nel breve termine, riducono l’ansia del soggetto. Nel lungo periodo, però, tali comportamenti mantengono in vita il disturbo. Vediamo come:

– Maggiore è la quantità di tempo che il soggetto trascorre discutendo della propria salute, maggiore è la quantità di informazioni che raccoglierà circa eventuali condizioni mediche gravi e maggiore, di conseguenza, sarà la sua preoccupazione.

– Rivolgendosi costantemente agli altri significativi per chiedere aiuto e rassicurazione, il soggetto ipocondriaco rinforza un’idea di sé stesso in quanto debole, vulnerabile, fragile e bisognoso degli altri

–  Chiedere rassicurazione ai propri medici circa l’essere o meno affetti da una determinata patologia, espone a maggiore rischio di subire procedure diagnostiche (a volte non necessarie) che acutizzano l’ansia

–  Non poter dare al paziente l’assoluta certezza dell’assenza del disturbo (raramente i test medici sono sicuri al 100% ma lo sono, magari, al 99%), lascia al soggetto spazio per dubitare dell’accuratezza della diagnosi medica (“Il dottore dice che il test è negativo ma forse ha sbagliato qualcosa”). Le persone incapaci di tollerare l’incertezza delle diagnosi mediche spesso persistono nel cercare rassicurazione nella speranza di ottenere test o diagnosi che possano fornire dati certi al 100%. Ovviamente, l’impossibilità di ottenere una diagnosi sicura al 100% non fa altro che alimentare la necessità di cercarla.

Trattamento

Dall’ipocondria si può guarire. Lo studio approdo vi offre questa possibilità  attraverso il trattamento cognitivo comportamentale che mira a:

– una corretta psicoeducazione che contenga tutte le informazioni relative alla natura e al trattamento dell’ipocondria e che si basi su una formulazione del caso personalizzata e condivisa con il paziente
– l’individuazione delle principali credenze disfunzionali del paziente e la promozione di interpretazioni alternative dei sintomi, dello stato di salute in generale e della propria vulnerabilità alla malattia
– la riduzione dei fattori di mantenimento del disturbo quali la ricerca di rassicurazione, il body checking, l’evitamento ..
– lo sviluppo di abilità di gestione dell’ansia
– la riduzione del comportamento “da malato”, con ripristino del normale regime di attività
– un lavoro sugli schemi cognitivi sottostanti (core belief di vulnerabilità)
– l’intervento per l’elaborazione di eventuali traumi scatenanti



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