L’ affidamento preadottivo

Con l’inserimento del bambino nel nuovo nucleo inizia l’anno di affidamento preadottivo. Nel caso di adozione nazionale, i Servizi sociosanitari seguono la famiglia per un anno, con l’obiettivo di favorire l’inserimento e offrire consulenza, ma sono anche tenuti a relazionare ogni 6 mesi al Tribunale l’andamento dell’adozione. Solo alla fine dell’anno di affidamento sarà pronunciata definitivamente l’adozione.
Nel caso di adozione internazionale, se il bambino è stato adottato in uno dei paesi firmatari della Convenzione dell’Aja, ufficialmente è già adottato quando entra in Italia e pertanto l’anno di affidamento preadottivo Sarebbe superfluo. Tuttavia la legge 183/1984 prevede: “ Dal momento dell’ingresso in Italia e per almeno un anno, ai fini di una corretta integrazione familiare e sociale, i servizi su richiesta degli interessati assistono i genitori adottivi e il minore. In ogni caso essi riferiscono al Tribunale per Minorenni sull’andamento dell’inserimento segnalando le eventuali difficoltà per gli opportuni interventi”. Come si può notare, vi è una contraddizione: da una parte la consulenza dovrebbe avvenire su richiesta degli interessati, ma dall’altra i Servizi sono tenuti a relazionare al Tribunale. Nella pratica se si è costruito un buon rapporto nel periodo di preparazione e valutazione della coppia, coniugi ed operatori si accordano per effettuare una serie di incontri. L’obiettivo non sempre realizzabile e realizzato è quello di seguire la coppia anche nel post adozione.




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